Open - Natura in Posa

Scene di mercato, mazzi di fiori, frutta, tavole apparecchiate, strumenti musicali, accessori per la caccia, scene di cucina e tanto altro si alternano in cinquanta capolavori provenienti dalle collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna. Sono le cosiddette nature morte, un termine coniato in Francia nel Settecento e adottato anche in Italia. La cultura "nordica" descrive tali composizioni invece con un termine assai suggestivo: still leffen adoperato per la prima volta in un inventario olandese nel 1650 e noto nelle sue variazioni still leben e still life nelle lingue tedesca e inglese a significare pitture che ritraggono oggetti immobili (still) al naturale. Il termine nordeuropeo mette inoltre in rilievo la dimensione contemplativa di queste rappresentazioni che invitano lo spettatore alla meditazione sulla caducità delle cose umane.

La ricchezza delle invenzioni, la varietà dei soggetti, la creatività dei diversi artisti e la preziosità di esecuzione caratterizzano tale genere di pittura che conquistò il rango di rappresentazione autonoma nei Paesi Bassi intorno al 1600. Tali soggetti affondano le radici nella cultura della Roma antica e sono presenti nel corso del medioevo soprattutto nei codici miniati, ma anche nella pittura, fino a trovare occasione di sviluppo nel naturalismo della pittura gotica. In forma di dettagli preziosi quali fiori, libri, vasi, tessuti in soggetti religiosi, questi temi, che spesso assolvono funzioni prospettiche ed illusionistiche, riemergono nella pittura del Quattrocento europeo prevalentemente come citazioni dalla vita quotidiana inseriti in rappresentazioni di soggetti religiosi.

Esse si affermano progressivamente nel corso del cinquecento in funzione decorativa, spesso inseriti nelle grottesche, come rappresentazione delle stagioni e scene di mercato, ed accompagnate almeno negli inizi di questo genere a commento ed esemplificazione di scene religiose. Un ruolo di grande rilievo e impulso è ricoperto dalle illustrazioni scientifiche che accompagnano la riscoperta degli studi naturalistici a partire dalla seconda metà del secolo. È in questo periodo ha inizio la narrazione della mostra. Il percorso è insieme tematico e cronologico e inizia con una scelta di scene di mercato e rappresentazioni delle stagioni di Francesco Bassano e di Lodovico Pozzoserrato, ancorando cosí solidamente il tema nel contesto geografico del Veneto. Il confronto con i mercati fiamminghi di Frederik van Valckenborch e Jan Baptist Saive il vecchio ci porta oltralpe. È qui soprattutto nel contesto geografico, culturale e politico dei paesi bassi che tali creazioni si perfezionano e si specializzano, declinandosi in alcune categorie: le nature morte scientifiche con i mazzi di fiori, le vanitas o allegorie della caducità, le tavole apparecchiate, le nature morte religiose, le scene di caccia. Artisti quali i Brueghel, Pieter e Willem Claesz. Heda, Jan Weenix, Gerard Dou ci consegnano straordinari capolavori che incantano per fasto, creatività e perfezione di esecuzione. Un gruppo di nature morte italiane illustra attraverso le opere di Baschenis, Lopez dei fiori, Elisabetta Marchioni la diffusione del genere nei vari centri artistici a sud delle alpi. Alcuni prestiti provenienti dalle collezioni di musei del Veneto rinforzano e integrano la selezione e soprattutto sottolineano il successo di questo genere in Italia.

Le date
Dal 30 novembre al 27 Settembre Treviso, Museo di Santa Caterina

Orari in vigore dall'11 giugno al 27 settembre 2020
Dal giovedì allòa domenica dalle 11:00 alle 19:00

Biglietti a partire da 15.00 €ACQUISTA I BIGLIETTI

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