Enrico Prometti, mostra in tre sedi per l'artista viaggiatore

Enrico Prometti: Sedia, anni 2000, legno, stracci

BERGAMO


Apre il 4 aprile la mostra «Enrico Prometti. Dal mito dalla stori, dalla strada», organizzata e promossa da Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo, Fondazione Bergamo nella Storia, Fondazione Credito Bergamasco e Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. Suddiviso su più sedi, il progetto coinvolge numerose realtà sia pubbliche che private, non solo con l'obiettivo di ricordare la figura dell'artista bergamasco ma anche di costruire attorno ad essa un percorso di conoscenza e incontro della poetica del viaggio, che ha pervaso profondamente la vita di Prometti, e della cultura africana di cui egli è stato un grande estimatore e conoscitore. «Dal mito dalla storia dalla strada» è, infatti, la frase che l'artista aveva tracciato, come monito a se stesso e a chi veniva a visitarlo, all'ingresso del suo ultimo studio. Scultore di fervidissima ispirazione e straordinario talento tecnico, pittore, incisore, Prometti non solo ha risvegliato e materializzato il suo e il nostro immaginario originario, popolandolo di fantasmi totemici, maternità ancestrali, bestiari fantastici, pianeti colorati, soli e tarocchi, ma ha piegato la sapienza artigianale del suo fare - «Tutto ciò che l'uomo fa con le mani mi interessa», diceva - anche alla realizzazione di affascinanti gioielli e oggetti d'uso, coltelli, maschere, sedie. Insofferente di ogni cristallizzazione intellettuale, Prometti indagava con assoluta libertà le potenzialità della materia e gli sviluppi della ricerca formale contemporanea, senza cedimenti né a facili esotismi, né alle mode talora imperanti del mercato, contaminando elementi naturali e artificiali per generare risultati misteriosi, potentemente espressivi nelle loro infinite combinazioni. Il racconto del viaggio artistico di Prometti prende così il via al Museo Storico di Bergamo - Convento di San Francesco a Bergamo Alta con la sezione che ospita grandi dipinti, una drammatica Crocefissone realizzata a collage con frammenti di giornali, diari, disegni e fotografie di viaggio che restituiscono straordinarie visioni dell'Africa e dell'arte rupestre Dogon. Si entra poi nel mondo delle grandi sculture realizzate sia con materiali naturali (legno) sia con materiali di riciclo (cartone, gomma, plastica, libri manipolati), con la serie dei Pianeti, grandi globi scolpiti in legno di iroko e dipinti, terrecotte dipinte, sculture in pietra e tufo e alcuni suoi "omaggi all'Africa". La sezione etnografica del Museo Civico di Scienze Naturali "Enrico Caffi" - che conserva anche la collezione di reperti africani donata nel 1989 da Aldo Perolari alla città di Bergamo e che è stata ordinata nell'attuale allestimento da Walter Barbero in collaborazione con Prometti - ospita la «Grande maternità afro» di Prometti, a documentare sia gli interessi dell'artista che un particolare ambiente di intellettuali, viaggiatori e collezionisti bergamaschi. La Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea accoglie, infine, gioielli realizzati in legno, intarsi d'ambra e madreperla, pietre dure, contaminati con materiali artificiali. E ancora: coltelli-scultura, maschere, "ornamenti per il corpo", sedie scolpite e una serie di Arcani Maggiori, fotolitografie colorate a mano, testimonianza di un interesse per l'elaborazione dei Tarocchi che Prometti ha coltivato per tutta la vita e che rappresenta uno dei risultati più affascinanti della sua produzione. Accanto al doveroso omaggio, che Bergamo e le sue Istituzioni rendono all'artista, si propongono, nel periodo della mostra, una serie di iniziative collaterali.