"Poly-Dimensions", Saxon in mostra alla Galeria Marelia

Saxon

BERGAMO


Galleria Marelia, via Torretta 4

Il linguaggio di Janos Saxon applica le teorie matematiche all'arte e costruisce modelli che, sebbene privi di una funzione d'uso - altrimenti non si parlerebbe nemmeno di arte - sono connotati da un forte valore estetico. Ciò significa che, pur senza conoscere la teoria o la formula alla base della composizione, si può godere esteticamente del manufatto. Molto semplicemente: non serve quindi essere dei matematici per apprezzare il lavoro dell'artista ungherese.
Da quasi venticinque anni Janos Saxon si occupa dell'esplorazione delle forme geometriche e degli schemi creati dalla loro ripetizione in scala, utilizzando regole, rapporti e proporzioni che permettono di mantenere la stessa forma anche quando si fanno più grandi, andando a creare una crescita organica e teoricamente infinita. Si tratta dell'applicazione delle leggi dei frattali della cui esistenza Saxon si rende conto solo alla metà anni novanta grazie alla storica dell'arte Géza Perneczky e solo dopo averli messi in pratica spontaneamente, autonomamente e in totale isolamento e averli chiamati con il nome di fantasia "universi poli-dimensionali".
In pratica si tratta di leggi universali, uguali per tutti e comprensibili a tutti, quelle stesse leggi che governano il cosmo e le sue strutture. Lo vediamo bene per esempio nei fiocchi di neve dove ogni cristallo nasce come minuscolo prisma esagonale e da questo viene declinata un'infinita varietà di forme. Una ricerca quindi nei campi poli-dimensionali, nelle forme in cui la materia si distribuisce geometricamente nello spazio e nelle architetture che governano la natura.
Janos Saxon (Tarpa, Ungheria, 1964) fino all'inizio degli anni novanta si dedica alla ricerca nell'ambito del Concretismo, nel 1991 incontra a Parigi Carmelo Arden Quin che lo invita ad aderire al Movimento Madi Internazionale. E' trai madisti della terza generazione.