Tokyo 1954 - Le carte giapponesi di Tomaso Buzzi

giappone

PAVIA


Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto

Lottatori di sumo e maschere kabuki porteranno lo spettatore a contatto con la parte più tradizionale del Paese del Sol Levante.
Organizzata da Giorgio Forni, Direttore della Fondazione Sartirana Arte, in collaborazione con il Settore Cultura del Comune di Pavia, "Tokyo 1954 - Le carte giapponesi di Tomaso Buzzi" presenta fino al 19 aprile un'accurata selezione di chine e carboncini di Tomaso Buzzi (Sondrio 1900 - Rapallo 1981)realizzati durante la sua permanenza in Giappone negli anni cinquanta del Novecento.
Chiamato a Tokyo nel 1954 per ristrutturare l'edificio dell'ambasciata italiana, Buzzi durante il suo soggiorno traccia su carta immagini ed esperienze del Paese del Sol Levante: decine di fotogrammi, ciascuno a significare un pezzo del percorso, un'idea, un pensiero, una visione fissata nella mente. Immortala, col segno vibrante, nervoso, inquieto che lo caratterizza, i lottatori di sumo, lo sport nazionale giapponese. Colti nelle diverse pose plastiche, che li rendono leggeri nonostante il peso specifico dei loro corpi, i lottatori di Buzzi indossano tutti il mawashi e i loro capelli sono acconciati con la particolare crocchia detta oi-cho mage. Nel percorso espositivo, i lottatori stanno al fianco di un'altra immagine simbolica del Giappone, quella delle maschere teatrali. Buzzi ci consegna una carrellata, intensa e pregnante, delle maschere kabuki della tradizione oriundo-nipponica. E ne sottolinea, con grande efficacia di tratto, il loro aspetto popolare. Il Teatro Kabuki infatti è una forma di drammaturgia giapponese dell'inizio del '600 - formata da tre ideogrammi: "ka" (canto), "bu" (paura), e "ki" (identità) - che rappresenta per molti la volgarizzazione del ben più nobile Teatro Nō - dall'ideogramma "nō" (abilità) -, nato nel '300 e che presuppone una cultura elevata per essere compreso.