Pippo Delbono offre le sue "Orchidee"

Pippo Delbono

BERGAMO


Teatro Donizetti

Ha girato l'Europa, raccogliendo ovunque applausi e facendo parlare di sé. È «Orchidee» di Pippo Delbono, che martedì 17 sarà al Donizetti (20.30) per la rassegna Altri Percorsi.
«L'orchidea è il fiore più bello ma anche il più malvagio - indica Delbono - perché non riconosci quello vero da quello finto. Come questo nostro tempo». Lo spettacolo parla innanzitutto di Delbono, di un momento della sua vita, in cui avverte un vuoto, di amore, di idee, e dell'esigenza di colmare quel vuoto. Non è una storia lineare, quanto una sequenza di momenti, a volte provocatori, di forte coinvolgimento emotivo.
«Compongo - spiega Delbono - come in un'opera musicale. Faccio interagire parole, danza, immagini, cinema. Dopo tante repliche qualcosa è cambiato, soprattutto la qualità del ritmo, ma la struttura è rimasta la stessa». E ancora: «Ho scomposto millimetricamente il materiale e l'ho elaborato secondo un procedimento che mi fa venire in mente un compositore come Stockhausen. Il pubblico è uno specchio, guarda ed è guardato, è presente nello spettacolo».
Nella lunga tournée, «Orchidee» ha raccolto reazioni differenti, pareri discordi. C'è chi parla di perfetta interazione tra elementi, chi invece di frammentarietà, contraddittorietà. «Certo - commenta Delbono - la frammentarietà è un elemento di questo nostro tempo. Per questo non racconto una storia ma una frammentazione. Non possiamo sostenere una linea di narrazione che già se ne apre un'altra in senso opposto. Pensavamo che certe cose non vi fossero più, invece ritornano, come il razzismo».