Arlecchino

Le date:
Dall'11 al 15 novembre Roma, Teatro Ambra Jovinelli
28 febbraio Bassano del Grappa, Teatro Jacopo da Ponte

Quando si alzò il sipario sulla prima rappresentazione di Arlecchino servitore di due padroni nel 1947, neanche lo stesso Giorgio Strehler avrebbe potuto immaginare che quello spettacolo del Piccolo Teatro, appena fondato con Paolo Grassi, sarebbe diventato l'icona del teatro italiano nel mondo.

Dopo oltre mezzo secolo dalla geniale invenzione, che aveva trasformato il Truffaldino di Goldoni nella maschera di Arlecchino, Marcello Moretti, prima, e Ferruccio Soleri, poi, sono diventati l'immagine vivente della tradizione centenaria della Commedia dell'Arte, l'icona di una creatività, che ancora oggi non manca di meravigliare il pubblico di ogni continente, abbattendo ogni volta tutte le barriere di lingua e di cultura.

Per varare l'avvio di una collaborazione creativa con quel "ragazzaccio terribile di Paolo Rossi" il CRT Milano, appena insediato al Teatro dell'Arte, gli ha proposto di ripartire proprio da Arlecchino e dalla Commedia dell'Arte. E Paolo Rossi, più funambolico e lunare che mai, si avvia lungo questo nuovo percorso pronto ad abbandonare la sua maschera - quella ormai nota a tutto il pubblico teatrale dei suoi ammiratori - per rivivere nei panni di un "Arlecchino nevrotico e surreale in tono con il Terzo Millennio prossimo venturo" - proprio come l'aveva definito Giorgio Strehler.

Un esperimento per tutti... e un salto mortale verso una nuova avventura.
L'Arlecchino di Paolo Rossi sarà un Arlecchino contemporaneo, anzi, proiettato verso il futuro, "come uscito dalla bocca di un vulcano": irriverente, buffone, ma soprattutto infernale. E non indosserà la maschera, nel tentativo, forse, di liberarsi dalla sua maschera. Nei panni di un Arlecchino inquietante, meno vicino alle origini bergamasche e più a quella dei personaggi diabolici e farseschi della tradizione popolare francese.

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